BE UNIQUE. BE PRAMA

Profilo di emergenza e sigillo mucoso di corone B.O.P.T. su impianti Prama

Cabanes Gumbau G.

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Cabanes Gumbau G.

Laureato in Odontoiatria. Specialista universitario in implantoprotesi presso la U.I.B.. Membro della Sociedad Española de Implantes. Professore del Master di Implantología Bucal, Universitá di Valencia.

Introduzione

Il concetto B.O.P.T. (Biologically Oriented Preparation Technique) sviluppato dal Dott. Loi durante la sua lunga esperienza clinica e pubblicato nel 2008, costituisce senza dubbio una realtà nella modellazione e conservazione dei tessuti molli perimplantari (1-3).
Più di recente si è iniziato a utilizzare questa filosofia nel mondo dell’implantologia attraverso l’elaborazione di pilastri implantoprotesici senza linea di finitura e utilizzando impianti progettati in maniera specifica per questa tecnica, come l’impianto PRAMA.
Uno dei principi essenziali della tecnica B.O.P.T.  si basa sul fatto che la gengiva abbia la capacità di posizionarsi e adattarsi sulle forme protesiche che si trovano sia su dente naturale che su impianti.
Nella tecnica B.O.P.T. applicata all’implantoprotesi, lavorare con pilastri tronco-conici senza spalla aiuta a fare in modo che le fibre di collagene perimplantaria si mantengano stabili e spesse, risultato che si traduce in un maggiore spessore del tessuto gengivale attorno alla corona protesica, permettendo la creazione di un sigillo mucoso perimplantare di buona qualità capace di proteggere nel tempo  i tessuti ossei di supporto.
Inoltre si vuole verificare come la creazione mediante la nostra corona protesica di un un “sovracontorno fisiologico”, conformato biologicamente, con un’ emergenza armoniosa e una compressione gengivale controllata, non provochi nessun effetto collaterale come gengiviti o recessioni, ma anzi  consente di incrementare lo spessore del sigillo perimplantare (4).
Riguardo alla tecnica B.O.P.T. applicata all’implantologia è interessante sottolineare che il posizionamento  della corona su una superficie implantoprotesica senza nessuna linea di finitura tipo chamfer, semplifichi  e migliori di molto il grado di adattamento della corona cementata su qualsiasi tipo di impianto.
In più, se si crea la corona B.O.P.T. sopra un impianto PRAMA, si sommano altri due benefici che derivano dal esclusivo design della sua ampia piattaforma  protesica transmucosa pensata appositamente per questa tecnica: in primo luogo, la giunzione pilastro-impianto resta sopragengivale e protetta all’interno della corona cementata, risolvendo così  l’eterno problema del accumulo batterico nella zona di connessione tra impianto e pilastro (inevitabile negli altri design implantari).
In secondo luogo, l’appoggio del margine della corona sull’impianto (invece che sul pilastro) diminuisce drasticamente il lavoro di fatica ciclica che deve sopportare la vite di serraggio, per cui sarà molto meno probabile l’insorgere di problemi derivati dall’allentamento progressivo della suddetta vite durante  la masticazione (5-11).

Premesso questo, credo che possiamo considerare l’impianto PRAMA , unito alla tecnica B.O.P.T., come un alleato potente contro i due principali problemi  sul medio e lungo termine  in implantoprotesi: la perimplantite originata dal gap che può essere presente  nella giunzione pilastro-impianto e l’allentamento delle viti di serraggio.
Rispetto a ciò, è interessante ricordare che il micro-gap tra impianto e pilastro e il funzionamento della vite di serraggio (naturalmente con un corretto torque di avvitamento) sono due fattori che dipendono fondamentalmente dal design  e dalla precisione di lavorazione dell’impianto, per cui la qualità di lavoro dell’odontoiatra e dell’odontotecnico può influire molto poco su questi parametri. Tuttavia, la qualità del sigillo mucoso perimplantare dipende in grande misura dalla progettazione della nostra protesi e, più concretamente, dal profilo di emergenza di quest’ultima.
Riguardo al sigillo mucoso, sia l’odontoiatra che l’odontotecnico hanno un ruolo, ed una responsabilità, essenziale nella scelta e nella progettazione del profilo di emergenza protesico sull’impianto PRAMA che ci consenta  di raggiungere un’adeguata estetica e preservazione dei tessuti molli, che sono i veri responsabili della sopravvivenza a largo termine dell’osso perimplantare (12-13).
Obiettivi

In questo articolo ci si propone di affrontare il concetto e il procedimento di preparazione dell’emergenza coronale su modello in gesso, attraverso la compressione controllata dei tessuti, ideale per ottenere gli obiettivi precedentemente esposti. Ciò nonostante, e a differenza della convenzionale tecnica di laboratorio B.O.P.T. su dente naturale, non si eliminano inizialmente tutte le informazioni della morfologia gengivale nel modello in gesso, bensì si rimodellano volontariamente le forme preesistenti nello stesso, per ottenere la citata compressione controllata dell’emergenza gengivale.
In questo modo possiamo, con frequenza, confezionare già da subito le corone definitive in ceramica, che si adatteranno in bocca in maniera adeguata ai profili di emergenza che abbiamo creato previamente sul modello da laboratorio, senza necessità della fase intermedia del provvisorio.
Con questo procedimento che utilizziamo per l’implantoprotesi con PRAMA non si cerca di eliminare sistematicamente l’uso di corone provvisorie per conformare i tessuti per il mero fatto di lesinare sugli step  del protocollo clinico. Piuttosto, si considera che in caso di protesi su impianti, questa sia una parte del processo clinico di produzione della protesi che con frequenza l’odontoiatra potrà prevedere dal principio, sul primo modello di lavoro del laboratorio e conformando attraverso la rimozione controllata la morfologia del gesso che circonda l’analogo per simulare l’emergenza finale desiderata; successivamente l’odontotecnico dovrà trasferire alla corona questa emergenza.
Questa forma di lavorare sul modello di laboratorio in implantoprotesi  senza l’uso della sistematica di protesi provvisorie, è una opzione possibile (che l’autore propone umilmente) per il trasferimento dal concetto B.O.P.T.  su dente naturale al concetto B.O.P.T. su impianto.
Questo grazie al fatto che in implantoprotesi  possiamo lavorare con pilastri conici senza linea di finitura, ma NON possiamo realizzare la fase clinica di gengitage all’interno del solco, che “libera” in maniera controllato l’adesione dei tessuti gengivali parodontali per adattarsi con maggior facilità alla nuova morfologia promossa dalla protesi provvisoria, la quale quindi porterà  un indiscusso beneficio in caso di protesi su dente naturale ma non in implantoprotesi.
Casi clinici

Alla luce di quanto premesso, si può apprezzare nei  seguenti 4 casi clinici come nella creazione della protesi su impianto si scarichi inizialmente in maniera controllata l’emergenza  perimplantare nel modello di gesso, con i criteri stabiliti dall’odontoiatra e basati sullo spessore gengivale e sul profilo radiografico dell’osso. In questo modo si ottengono in laboratorio corone con un’ emergenza più ampia e armoniosa già dal modello iniziale in gesso. Questo “sovracontorno fisiologico della protesi” permetterà di ottenere un maggiore spessore dei tessuti molli intorno alla corona che isolerà più efficacemente la giuntura corona-pilastro dall’ambiente esterno, di ottenere una migliore estetica gengivale, un’ adeguata chiusura delle papille, e tutto ciò grazie al un margine coronale B.O.P.T. che per definizione minimizza il gap corona-pilastro o corona-impianto nel caso del PRAMA.
Caso 1
Riabilitazione del secondo premolare superiore sinistro in paziente donna di 71 anni attraverso un impianto (PRAMA Root Form di diametro 3,80 x 11,50 mm) e corona ceramica cementata di zirconio (foto 1 - 4).
Caso 2

Riabilitazione di due molari inferiori sinistri in un paziente maschio di 51 anni, attraverso l’inserimento di due impianti (PRAMA Root Form di diametro 4,25 x 11,50 mm)  e due corone in metallo-ceramica cementate e solidarizzate (Foto 5 – 8).
Caso 3

Riabilitazione del primo molare inferiore destro in paziente uomo di 56 anni, attraverso l’inserimento di due impianti (PRAMA diametro 4,25 x 10 mm e Outlink2 Slim diametro 3,00 x 11,5 mm) e corona in metallo-ceramica cementata (foto 9-13).
Caso 4

Riabilitazione di un secondo premolare e un primo molare inferiore destro in paziente donna di 84 anni utilizzando 3 impianti (due PRAMA diametro 4,25 x 10 e un SK2 diametro 3,80 x 8 mm) per sostituire gli elementi  4.5 e 4.6 e due corone in metallo-ceramica cementate e solidarizzate (foto 14 – 18).
Ringraziamenti

Desidero esprimere il mio più sincero riconoscimento e ammirazione per il magnifico lavoro di confezionamento delle protesi presentate in questo articolo, elaborate dai maestri odontotecnici Sig. Cesar Chust López, Sig. Juan Ballester Ferrandis y Sig.ra Violeta Alapont Asensio.
Bibliografia

  1. Loi I, Scutellà F, Galli F. Tecnica di preparazione orientata biologicamente (BOPT). Un nuovo approccio nella preparazione protesica in odontostomatologia, Quintessenza Internazionale 2008; 5: 69–75.
  2. Loi I. Protesi su denti naturali nei settori di rilevanza estetica con tecnica BOPT: Case series report. Dental Cadmos 2008; 76: 51–59.
  3. Loi I, Galli F, Scutellà F, Felice A. Il contorno coronale protesico con tecnica di preparazione BOPT (Biologically Oriented PreparationTechnique):considerazioni tecniche. Quintessenza Internazionale 2009; 25: 4–19
  4. Loi I, Felice A. Biologically oriented preparation technique (BOPT): a new approach for prosthetic restoration of periodontically halthy teeth. The European Jounal of Esthetic Dentistry 2013; 8-1: 10-23
  5. Binon P, Sutter F, Beaty K, Brunsky J, Gulbransen H, Weiner R. The role of screws in implant systems. Int Jnl Oral Maxillofac implants. 1994; 9: supl. 48-63
  6. Binon PP. Evaluation of machining accuracy and consistency of selected implants, standard abutments, and laboratory analogs. Int J Prosthodont. 1995 Mar-Apr;8(2):162-78.
  7. Binon PP. The effect of implant/abutment hexagonal misfi t on screw joint stability. Int J Prosthodont. 1996b; 9: 149-60.
  8. Jemt T, Book K. Prosthesis misfi t and marginal bone loss in edentulous implant patients. Int J Oral Maxillofac Implants. 1996; 11(5): 620-5.
  9. Isa ZM, Hobkirk JA. The effects of superstructures fi t and loading on individual implant units: Part I. The effects of tightening the gold screws and placement of a superstructure with varying degrees off fit. Eur J Prosthodont Restor Dent. 1995;3(6): 247-53.
  10. Jemt T, Rubenstein JE, Carlsson L, Lang BR. Measuring fi t at the implant prosthodontic interface. J Prosthet Dent. 1996; 75(3): 314-25.
  11. Kan JYK, Rungcharassaeng K, Bohsali K, Goodacre CJ, Lang BRl. Clinical methods for evaluating implant frameworks fi t. J Prosthet Dent. 1999; 81(1): 7-13.
  12. Canullo L, Rasperini G. Preservation of peri-implnat soft and hard tissues using platform switching of implants placed in inmediate extraction sockets: a proof-of-concept study with 12 to 36 month follow-up. In J Oral Maxillofac Implants 2007; 22:995-1000.
  13. Becker J, Ferrari D, Herten M, Kirsch A, Schaer A, Schwarz E. Infl uence of platforms switching on crestal bone changes at non-sub-merged titanium implants: a histomorphometrical study in dogs. J Clin Periodontol. 2007; 34: 1089-96.