Cresta asimmetrica.
Perché sacrificarla? Sfruttala.

L'esperienza dei clinici ha dimostrato che nelle riabilitazioni postestrattive immediate è possibile preservare i picchi ossei degli alveoli residui perché il collo convergente favorisce il mantenimento di tessuti spessi e sani.

Nel caso del dott. Loi presentato a seguire la morfologia a tronco di cono iperbolico ha permesso di conservare tutto l’osso circonferenziale e di dare spazio al coagulo, mentre il trattamento UTM (Ultrathin Threaded Microsurface) del collo ha permesso una stabilizzazione ed una organizzazione delle fibre ottimale, che ha accelerato il processo di guarigione.

Tutti questi aspetti hanno contribuito alla rigenerazione naturale di osso circonferenziale malgrado il deficit iniziale, ancor prima che i benefici apportati dalla tecnica B.O.P.T. possano esprimersi, dimostrando che le peculiarità chirurgiche e morfologiche dell'impianto Prama giocano un ruolo primario per ottenere gli ottimi esiti biologici ed estetici a cui oramai gli utilizzatori Prama sono abituati.

Dal coagulo al nuovo osso circonferenziale

Loi I.

NumeriUno 26: 14-15, 2017
Impianto o tecnica
La pratica clinica ha dimostrato nei 3 anni di vita commerciale dell’impianto Prama un ottimo esito sia in termini di sopravvivenza che di successo estetico, tuttavia ancora oggi è difficile definire quanto questo sia da attribuire alle peculiarità chirurgiche e morfologiche dell’impianto e quanto invece alla tecnica protesica.
Si è scelto quindi di documentare il seguente caso di postestrattivo immediato in cui sia radiograficamente che all’osservazione clinica è evidente il grande compenso osseo ottenuto attorno al collo di impianti Prama senza l’utilizzo di materiali di riempimento. La morfologia transmucosa a tronco di cono iperbolico ha contribuito a portare fuori dai tessuti il gap impianto/abutment e a dare spazio al coagulo in assenza di batteri, mentre la microrigatura del collo ne ha permesso una stabilizzazione e una organizzazione delle fibre ottimale che ha accelerato il processo di guarigione. Tutti questi aspetti hanno contribuito alla rigenerazione naturale di osso circonferenziale malgrado il deficit iniziale, ancor prima che i benefici apportati dalla tecnica B.O.P.T. possano esprimersi.
 
CASE REPORT
La paziente, di anni 84, si presenta all’osservazione con una frattura dell’elemento 23 che supportava un ponte fino agli elementi 26 e 27. All’osservazione radiologica è evidente un’area con particolato radiopaco nei tessuti molli circostanti il perno moncone: dopo il colloquio con la paziente si evince che si tratta della dispersione del cemento, integratosi in maniera parcellare tale da renderlo invisibile all’osservazione clinica e difficilmente rimovibile. La frattura potrebbe essersi verificata nell’arco dei 6 mesi precedenti, durante i quali la paziente riferisce di aver avuto fenomeni infiammatori trattati con antibiotici generici, fino all’ascesso di grande entità per il quale si è presentata allo studio. Durante il suddetto periodo il ponte non risultava mobile perché stabilizzato sugli elementi 26 e 27. 
Su richiesta della paziente, il ponte è stato tagliato tra 25 e 26 per salvare parte della protesi ed inserire 3 impianti Prama di diametro 3.80, il cui design del collo permette di avere un range di posizionamento verticale che compensa difetti o eccessi ossei, con tutte le problematiche che ne conseguono. Il difetto causato dall’ascesso in corrispondenza del canino aveva un diametro di circa 1 cm.